Pubblicazioni su Grytzko Mascioni

  • Grytzko Mascioni – Gran Premio svizzero Schiller 2000

    Manuela Camponovo e Franca Tiberto (a cura di)
    (2000)
    Il raffinato “volume-cofanetto”, di grande formato (cm 30,5 x 31), contiene un opuscolo e dodici cartellette. L'opuscolo (53 pp.) illustra l'attività della Fondazione Schiller, chiarisce le motivazioni del conferimento del premio, riporta significativi contributi sull'opera mascioniana, ad opera di Jean-Jacques Marchand e Gina Lagorio, e le parole di ringraziamento del premiato. Le cartellette ricordano il percorso letterario di Mascioni proponendo ciascuna, in copertina, un suo disegno, e all'interno uno o più fogli sciolti con versi e brani di prosa, spesso ispirati alle terre d'origine, poiché – lo ricorda l'autore citando Pablo Picasso – «on est toujours de son pays».
  • È la stessa prefazione di Castoldi a sintetizzare il contenuto del notevolissimo studio: «Dopo la descrizione di una cronologia essenziale della vita e delle opere [di Mascioni], vengono qui presentati i suoi scritti maggiori e minori, divisi in cinque sezioni: 1. Poesia; 2. "Una spenta idea di romanzo": Carta d'autunno; 3. Una biografia creativa: Saffo; 4. I primi anni '80 e l'ipotesi drammaturgica; 5. Il mito di una Grecia arcaica. Dal saggio al romanzo-saggio: Lo specchio greco e La notte di Apollo; alle quali segue un'appendice dal titolo "Pagine autobiografiche"». Non mancano, capitolo per capitolo, spunti critici volti a individuare le «tematiche fondamentali» dell'opera mascioniana fino al 1990: la poesia, lo spaesamento, il dubbio sistematico, l'ansia di libertà, l'amore, il mito della Grecia pre-classica col suo più importante insegnamento: «Conosci te stesso».
  • Per un’idea della Rezia. Poesie delle terre d’origine

    Ennio Emanuele Galanga e Anna Galanga (a cura di)
    (2013)
    È un'antologia di ventiquattro poesie, la prima delle quali introduce alla raccolta e suggerisce il titolo della silloge. I testi, scelti con il consenso del Poeta, sono legati alle «terre d'origine», Valtellina e Valposchiavo, e coprono un quarantennio della vita e dell'attività lirica di Mascioni. Le tematiche prevalenti – come è scritto nella presentazione da Ennio E. Galanga – sono tre, «talvolta intrecciate: la terra, il tempo, gli affetti .. e tuttavia ogni pagina della personale geografia e della storia soggettiva è narrata e interpretata dai sentimenti, dall'esprit de finesse che sente la verità interiore dei fatti della vita». Vero valore aggiunto è il ricco apparato delle interpretazioni pittoriche di Anna Galanga, autrice anche di alcuni dipinti direttamente ispirati ai testi di Gritzko. Il libro è stato stampato nel decennale della morte di Mascioni grazie al contributo del Comune di Villa di Tirano.
  • La prima parte del fascicolo è dedicata a Mascioni e presenta l'ultima poesia, E tu polena, scritta il 20 agosto 2003 e pubblicata nell'antologia Collina d'oro, a cura di Antonio Ria. Nella sezione Primo piano vi sono i ricordi commossi di Massimo Lardi, Franca Tiberto e Vincenzo Todisco; seguono un commento di Gian Paolo Giudicetti a La vanità di scrivere e alcune note su Angstbar di Franca Tiberto. Infine è riportata un'intervista a cura di Simone Zecca a Marco Blaser, amico e collega di Mascioni fin dall'inaugurazione della Televisione della Svizzera Italiana a Lugano nel 1961. In essa si ripercorre l'intensa e innovativa attività dell'autore, che ha lavorato alla TSI con ruoli sempre più impegnativi per molti anni.
  • Quasi tutto il numero è dedicato a Mascioni, dall'editoriale di Jean-Jacques Marchand ai sette saggi scritti da vari autori, per finire con la pubblicazione di due testi inediti, di dieci disegni e di quattro dediche da parte di Renato Guttuso, Hans Richter, Dino Buzzati e Miguel Angel Asturias. Tra gli autori dei saggi Gilberto Isella, in Luci oblique per Grytzko Mascioni, esamina alcuni testi sia in poesia che in prosa; Giorgio Luzzi ricorda con affetto e gratitudine l'amico, visto come un fratello maggiore; Ernesto Ferrero riconosce nella sua figura di poeta di frontiera il talento di un “costruttore di ponti” tra culture diverse, capace di unire esperienze variegate; Simone Zecca descrive la Sicilia di Mascioni, isola che lo ha affascinato a partire dagli anni Sessanta, dalla messa in scena dell'Orestiade a Siracusa alla stesura di Selinunte, racconto a puntate pubblicato nel 2001 sul ticinese “Giornale del Popolo”; Carlo Carena analizza brevemente i testi “greci” di Mascioni; Cristina Pedrana ricorda l'esperienza in Croazia durante la guerra degli anni Novanta, descritta in alcuni articoli per il giornale “Avvenire” e in altri testi in cui spiccano l'orrore per una guerra ingiusta, l'indignazione per l'indifferenza dei paesi europei e il riconoscimento della peculiarità della cultura croata; infine Bruno Ciapponi Landi ricorda la costituzione dell'Associazione Grytzko Mascioni e riporta un'intervista a padre Camillo De Piaz, amico di vecchia data di Mascioni.

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